+39 349 4236540
Logo
Articoli
OTTOBRE - PREPARAZIONE: COSA VOGLIO CAMBIARE?
ARTICOLO
OTTOBRE - PREPARAZIONE: COSA VOGLIO CAMBIARE?
Introspezione sincera e preparazione. Tra le pagine di ABBI CURA DEI SOGNI, il mese di ottobre ci prende delicatamente per mano e ci invita a varcare la soglia di un nuovo inizio.


Ogni cosa si manifesta nel momento in cui ne hai bisogno.

(Cit.)


C’è un momento dell’anno, l’autunno, in cui la natura smette di produrre, di esibire, di fiorire, e si lascia andare.

Se osserviamo gli alberi in questa stagione, assistiamo a uno dei fenomeni più rivoluzionari e controcorrente della creazione: la resa. Gli alberi non lottano per trattenere le proprie foglie. Non le considerano una perdita, né guardano al ramo spoglio come a un fallimento. Le foglie tremano per un istante, si staccano dal conosciuto e danzano nel vuoto, fiduciose nel processo di trasformazione. Nulla si crea e nulla si distrugge. 

Quando toccano il suolo, le foglie non spariscono: entrano in un lento, sapiente e prezioso processo di decomposizione. Si sfaldano, lasciano la forma originaria (ma quale era la forma originaria? La gemma? Il primordio? La fogliolina verde? La foglia matura nel pieno della sua vitalità? La foglia che cambia colore? Che avvizzisce? Quante metamorfosi aveva già affrontato prima di cadere?) e si fondono con la terra. È esattamente questo processo -ciò che agli occhi frettolosi della mente potremmo chiamare “fine”- a creare l’humus, quel terreno scuro, morbido e ricchissimo di sostanze nutritive senza il quale nessuna nuova vita potrebbe mai germogliare a primavera.

Nella nostra esistenza umana, tuttavia, abbiamo dimenticato la sacralità di questi passaggi, come ignoriamo più o meno velatamente che ogni cambiamento, ogni nuovo inizio, presuppone una fine: la morte di ciò che era. Abitati dall’attaccamento, dai condizionamenti, dalle paure, dai giudizi, difendiamo la nostra zona di conforto strenuamente anche quando di confortevole non ha più nulla. 


La fatica di rimanere attaccati al ramo

Quante volte avvertiamo che qualcosa dentro di noi sta scricchiolando, che un ciclo si è concluso o che un’esperienza non ci nutre più eppure continuiamo ad aggrapparci con tutte le nostre forze?

Spesso avvertiamo disagio, se non paura o addirittura paralisi davanti alla prospettiva di cambiare. Che sia una relazione, un lavoro, un’abitudine, un’immagine che abbiamo di noi stessi, un ruolo che abbiamo interpretato per lungo tempo… Cambiare raramente ci viene spontaneo. Raramente volteggiamo sereni alla resa quando si tratta di prendere in mano la nostra esistenza e dirci la verità. E porci le domande giuste. “Sono in uno stato di benessere? Sono sereno? Mi sento gratificato? Realizzato? Se no, cosa voglio davvero cambiare? Se non avessi paura, se non fossi immobilizzato dai «se», cosa farei?”. Quante volte identifichiamo il cambiamento relativo a qualcosa che non ci fa più bene, con la sconfitta. Quante volte la mente razionale interviene con il suo chiacchiericcio, la sua ansia da controllo e le sue narrazioni difensive, convincendoci che il ramo spoglio sia un luogo pericoloso e che il vuoto sia una minaccia. Lo dice anche il proverbio: “chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non quello che trova”.

Così opponiamo resistenza. Restiamo attaccati a identità e situazioni che non ci appartengono più, accumulando tensioni, frustrazioni, rabbia, fatica emotiva e un senso indefinito di inerzia e malessere. E ci dimentichiamo che la resistenza al cambiamento è la prima causa del nostro smarrimento.


Nessun cambiamento nasce dall’illusione

Nel buddismo, ogni vera trasformazione parte dal riconoscimento sincero della realtà. Guardare dentro di noi senza inganni e dirci la verità sul nostro stato di benessere è l’inizio del viaggio che, in ABBI CURA DEI SOGNI, parte con il mese di ottobre. Senza giudicarci, ma con profonda benevolenza, questo mese ci accompagna a lasciare andare ciò che non ci serve più, come fanno le foglie in autunno, e ci prepara al nuovo che verrà. Come? Fornendo gli stimoli e le domande giuste, grazie anche agli strumenti messi in campo dal coaching, per guardare il mare della propria esistenza e ridefinire priorità, obiettivi e trovare nuovi orizzonti di senso.


Trasformare le resistenze in nutrimento interiore

Per poter ri-partire verso la manifestazione autentica di noi stessi e ritrovare una fonte endogena (che ha origine dall’interno) di gratificazione, occorre innanzitutto sottrarre: ovvero togliere gli strati superficiali, osservare le nostre resistenze e permettere a ciò che è finito di trasformarsi.

Ciò che oggi ci fa soffrire o ci crea disagio non è un ostacolo capitato per caso; sono foglie giunte al termine della stagione che chiedono di essere lasciate andare.

Quando troviamo il coraggio di guardare in faccia un irrisolto, un’emozione scomoda o una situazione che ci va stretta, smettiamo di subirla e iniziamo a fronteggiarla per arrivare, infine, a integrarla con amore verso una sua possibile e inedita evoluzione. Le fatiche, le incertezze, gli errori passati diventano allora la materia prima della nostra trasformazione: la decomposizione dei nostri vecchi schemi diventa l’humus fertile su cui edificare una nuova consapevolezza e posare lo sguardo su possibilità inesplorate.

Non c’è nulla da buttare via. Tutto ciò che abbiamo vissuto merita di essere accolto e benedetto per il nutrimento che ha portato alla nostra storia, prima di lasciarlo andare al ciclo della Vita.


La luce del Bergamotto: l’olio della fiducia e della ripartenza

In questa delicata fase di introspezione, preparazione e transizione, in cui ci viene chiesto di abbandonare il vecchio per accogliere l’incerto, il regno vegetale ci viene incontro con un alleato straordinario: l’olio essenziale di Bergamotto (Citrus bergamia).

Se la decomposizione evoca l’immagine dell’ombra, della terra umida, dell’inesorabile, della fine senza rimedio, il Bergamotto, con la sua solarità, crea quell’alchimia in grado di portare la luce laddove lo sguardo percepisce solo l’ineluttabile. Estratto dalla scorza di un agrume prezioso che assorbe tutto il calore del sole, in aromaterapia sottile il Bergamotto è conosciuto come l’olio del cuore aperto e della fiducia ritrovata. Infatti, tra le sue azioni d’Anima:

- Scioglie la rigidità mentale: quando siamo bloccati nella paura di sbagliare o nel giudizio verso noi stessi, il Bergamotto calma il sistema nervoso centrale e placa il chiacchiericcio della mente razionale, permettendoci di accedere all’intuizione.

- Disperde l’appesantimento emotivo: infonde un’immediata sensazione di freschezza e sollievo, calore e leggerezza, aiutandoci a vivere il momento del distacco con fiduciosa resa al compiersi del processo.

- Dona il coraggio nella vulnerabilità: sostiene l’autoaccettazione profonda, ricordandoci che tutto è già dentro di noi e dobbiamo solo dargli la possibilità di manifestarsi. 


Inoltre, l’olio essenziale di Bergamotto, è un compagno sorridente, sempre pronto a farci vedere il risvolto più luminoso delle situazioni. È quindi un prezioso alleato in caso di smarrimento, malinconia, depressione, tristezza, bassa autostima e poi è fantastico nei momenti di presa di coscienza e transizione, perché stimola il rilascio di emozioni represse o nascoste e favorisce l’ottimismo e la capacità di osare.


Una pratica di ascolto e trasmutazione

Per integrare il messaggio del mese di ottobre e lasciarci accompagnare dalle note solari del Bergamotto, possiamo dedicare un momento della nostra giornata a questo rituale:


- La preparazione dell’atmosfera

Troviamo uno spazio tranquillo. Versiamo tre o quattro gocce di olio essenziale di Bergamotto nel diffusore, oppure mettiamo una sola goccia sul palmo delle mani, strofiniamole delicatamente, portiamole a coppa vicino al viso ed eseguiamo tre respiri profondi e consapevoli. Lasciamo che la nota agrumata, fresca e leggermente floreale pervada il nostro petto e sciolga le contratture che percepiamo nel corpo.


- L’osservazione senza giudizio

Respiriamo tranquillamente, senza sforzo. Silenziamo la mente (non diamole retta!). Concediamoci il tempo che ci serve per raggiungere uno stato di calma e, sicuri del sostegno del Bergamotto, poniamoci queste domande, lasciando scorrere i pensieri che arrivano senza censurarli. Se ce la sentiamo possiamo anche scriverli o rappresentarli graficamente, con un simbolo.


- Quale parte della mia vita sta chiedendo di staccarsi dal ramo?

- Quale paura mi impedisce di lasciarla andare al flusso della vita?

- Come posso guardare a questo cambiamento non come a una perdita, ma come al nutrimento per il mio futuro?


- L’affidamento

Ripensiamo, oppure rileggiamo o osserviamo ciò che abbiamo scritto o disegnato. Facciamo un respiro profondo e pronunciamo interiormente una parola di gratitudine per quello che è stato. Riconosciamo che staccarci dal noto è l’unico modo per permettere all’Anima di tornare a Casa.


“Tutte le foglie sanno che giungerà il momento di volteggiare nell’aria, per ritornare nel ciclo della Vita. Quando il tempo arriva esitano per un istante; staccandosi dal ramo moriranno al conosciuto, per cominciare un lento processo di trasformazione che le riporterà a Casa.”

(Abbi cura dei sogni, Capitolo 6)


Approfondire il viaggio

Le pratiche del mese di ottobre ci invitano a guardare alla nostra vita attuale con benevola obiettività e lo fanno grazie all’utilizzo razionale e intuitivo di strumenti propri del coaching, come la Ruota della Vita, il Brainstorming e la Ruota delle Emozioni, che aiutano a individuare l’area prioritaria da cui partire per cominciare il percorso di resa e rinnovamento.


P.S. nel capitolo L’OTTOBRE DI MARGHERITA E GAIA Margherita, per svolgere la pratica, sceglie proprio l’olio essenziale di Bergamotto, ma non uno a caso! È quello prodotto e certificato da l’Alambicco di Claudia Polenghi.

*Per approfondimenti: https://alambiccolab.com/products/olio-essenziale-di-bergamotto-10-ml


Se queste parole hanno smosso qualcosa nel profondo, restiamo in ascolto. È il momento di leggere ABBI CURA DEI SOGNI - mano nella mano fino al tuo ikigai - l’arte di realizzarti (di Claudia Barzaghi e Barbara Nordio - Anima edizioni - 2026).


Un sorriso, Claudia