Ogni risonanza richiede una vibrazione, ma non tutte le vibrazioni portano a una risonanza.
Intenzione, parola, azione, vibrazione/frequenza, risonanza.
In questi giorni sto riflettendo su quali siano gli ingredienti che ci permettono di realizzare i nostri più profondi e luminosi desideri. E sono arrivata a una considerazione: l’elemento che fa davvero la differenza è la risonanza.
Il percorso in cui i desideri diventano realtà nasce dall’incontro tra un’intenzione chiara, una parola educata, un’azione coerente e una vibrazione/frequenza emotiva; ma è solo quando la nostra vibrazione/frequenza coincide con quella del desiderio che accade l’alchimia. Infatti, è la risonanza che, creando un campo magnetico generativo, trasforma intenzioni, parole, azioni e vibrazioni/frequenze in concretizzazione.
L’intenzione indica la direzione. Quando è chiara, smettiamo di disperderci e ci orientiamo. È il momento in cui diciamo: “questo è ciò che voglio davvero”.
La parola è sottile, ma penetrante. Ogni parola, anche quella che rivolgiamo a noi stessi, crea una massa che può aprire o chiudere, nutrire o indebolire. È il filo che cuce insieme ciò che aspiriamo e ciò che vogliamo realizzare.
L’azione, se coerente, rende visibile l’invisibile. È il gesto che dà credibilità all’intenzione.
La vibrazione è l’emozione mentre la frequenza è la sua intensità. È il cuore che si allinea al futuro che chiama. Se ciò che sentiamo è apertura, fiducia, espansione, gratitudine… il desiderio diventa magnetico.
La risonanza è l’eco che amplifica la nostra vibrazione/frequenza.
Tutto vibra, ma non tutto risuona. La vibrazione è il movimento di base: ogni emozione, ogni pensiero, ogni desiderio vibra. La frequenza è l’intensità di quella vibrazione, la sua nota. La risonanza, invece, è ciò che accade quando la nostra vibrazione/frequenza coincide con quella del desiderio. È lì che l’energia si amplifica, che il possibile diventa reale. Per questo la vibrazione/frequenza è necessaria, ma è la risonanza che realizza.
La paura vibra con la paura. La fiducia vibra con la fiducia. La mancanza vibra con la mancanza. La gratitudine vibra con l’abbondanza, …
O meglio:
La paura non vibra solo “con la paura”: risuona con tutto ciò che protegge, restringe, trattiene, evita, chiude. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di protezione e contrazione.
Il dubbio non vibra solo “con il dubbio”: risuona con ciò che confonde, frammenta, sospende, rende incerto. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di indecisione e ambiguità.
La sfiducia non vibra solo “con la sfiducia”: risuona con ciò che chiude, irrigidisce, mette distanza, trattiene il passo. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di chiusura e ritiro.
Il senso di colpa non vibra solo “con il senso di colpa”: risuona con ciò che punisce, toglie, limita, riduce, trattiene. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di autopunizione e autosvalutazione.
La vergogna non vibra solo “con la vergogna”: risuona con ciò che nasconde, rimpicciolisce, oscura, rende invisibili. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di invisibilità e ritiro.
Il controllo non vibra solo “con il controllo”: risuona con ciò che irrigidisce, trattiene, comprime, teme l’imprevisto. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di tensione e ipervigilanza.
La fiducia non vibra solo “con la fiducia”: risuona con ciò che apre, sostiene, accompagna, permette. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di possibilità e movimento.
La gioia non vibra solo “con la gioia”: risuona con ciò che espande, illumina, connette, vivifica. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di espansione e vitalità.
La calma non vibra solo “con la calma”: risuona con ciò che chiarisce, ordina, rende visibile, distende. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di chiarezza e presenza.
La gratitudine non vibra solo “con la gratitudine”: risuona con ciò che amplia, nutre, abbonda, restituisce. Per questo la sua vibrazione tende ad accordarsi con energie di abbondanza e generosità.
Risuona ciò che è in accordo. E ciò che risuona, si manifesta.
C’è un luogo segreto in cui i desideri iniziano a prendere forma. Non è la mente. Non è l’agire. È quello spazio sottile in cui intenzione, parola, azione e vibrazione/frequenza si accordano come strumenti che si preparano a suonare la stessa sinfonia.
Eppure, anche quando desideriamo con tutto il cuore, può accadere qualcosa di sorprendente e sconfortante: una parte di noi si ritrae, si irrigidisce, si protegge. È il sabotaggio inconsapevole: quella vocina perniciosa che, più del fallimento, teme il cambiamento e il tradimento di vecchi accordi fatti con le paure, i condizionamenti, le aspettative, … di chi ci ha cresciuti, educati o preceduti (se pensiamo alla psicogenealogia).
La vibrazione, per amplificarsi, deve incontrare un’energia che le somiglia. Più la frequenza (l’intensità dell’emozione sottesa) è in espansione, più la risonanza è persistente e potente. Ma se la vibrazione/frequenza del desiderio è disturbata da una vibrazione/frequenza di sabotaggio inconsapevole ecco che ci ritroviamo come un’orchestra che tenta di suonare due spartiti diversi: l’intenzione vuole aprirsi, mentre l’emozione ostacolante suona una nota che appartiene a un altro spartito. Il risultato è una musica che non decolla, che si inceppa, che non trova la sua forma. E così tutti i nostri sforzi per concretizzare un desiderio rischiano di incepparsi: invischiati in un conflitto interiore di non facile risoluzione. In queste circostanze la frequenza del desiderio vibra per un po’, ma non oscilla abbastanza da accumulare energia. Quando invece la vibrazione del desiderio incontra emozioni di fiducia, l’Universo comincia a fornirci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzarci.
Lo vediamo nelle piccole cose. Magari diciamo: “voglio parlare con più sicurezza.” L’intenzione è limpida, ma se sotto vibra la paura di essere giudicati, quella paura risuonerà con situazioni che ci fanno trattenere il fiato, scegliere parole prudenti, abbassare la voce. Non è incoerenza: è che la vibrazione riecheggia con ciò che si teme anziché con ciò che si desidera. Quando invece sentiamo anche solo un filo di fiducia, la voce cambia. Si apre e l’Universo risponde in modo diverso, perché stiamo vibrando in apertura, non in protezione. La risonanza, in questo caso, amplifica e attrae.
Accade anche nei desideri più grandi. Magari diciamo: “voglio cambiare lavoro.” L’intenzione è forte, ma se dentro vibra ancora la paura di non farcela, di perdere sicurezza, di deludere qualcuno, quella vibrazione risuonerà con opportunità che si sbriciolano, colloqui che non decollano, segnali confusi. Non perché non siamo capaci, ma perché la nostra frequenza sta ancora cercando protezione, anziché espansione. Quando invece iniziamo a fidarci di noi, del nostro valore, del processo, tutto accade con coincidenze che tali non sono: arrivano contatti, idee, possibilità che prima non vedevamo. Non è fortuna: è risonanza in espansione!
A questo punto la domanda sorge spontanea: come ci si riallinea quando la vibrazione è distonica? Come si risana il conflitto interiore? Com’è possibile muoversi quando due onde spingono in direzioni opposte: una verso il desiderio, l’altra verso la protezione e l’energia, invece di avanzare, si annulla?
Innanzitutto, riconoscendo che le remore inconsce derivano spesso dal passato e, a loro modo, ci stanno proteggendo. Le frequenze non si armonizzano negandole, evitandole, imbrogliandole, sopprimendole, combattendole, … Il riallineamento comincia quando iniziamo a vederle, riconoscerle, incontrarle, ascoltarle, comprenderle, e ringraziarle per poi lasciarle andare, in pace.
Quando non cerchiamo più di zittire la paura, ma di integrarla. Quando smette di essere un ostacolo e torna a essere un segnale. Quando non la lasciamo guidare, ma ne riconosciamo la presenza senza farci condurre, allora qualcosa inizia a smuoversi. La dicotomia si trasforma in integrazione, complementarità, sostegno, supporto, complicità. Un’alleanza verso un fine comune: la realizzazione dei nostri più profondi e luminosi desideri.
Per incontrare e pacificarci con i nostri sabotatori inconsapevoli possiamo cominciare da queste piccole attenzioni:
- dare un nome all’emozione che teme
- chiederle da cosa sta cercando di proteggerci
- rassicurarla con parole nuove
- ricordarle che oggi non siamo più la persona che eravamo quando si è nominata paladina della nostra incolumità
- riconoscerne il ruolo
- ringraziarla
- chiederle di trasmutare la sua energia protettiva in forza, per concretizzare ciò che desideriamo.
Sarà facile? Basteranno queste attenzioni per affrontare le nostre paure più protettive e ostacolanti e convincerle ad allearsi coi nostri desideri?
Probabilmente no. Probabilmente ci metteranno alla prova. Ci chiederanno di fare proprio quelle cose che più temiamo e noi, tremando, le faremo. Piano piano le convinceremo di essere cresciuti, di saper badare a noi stessi e che ciò di cui abbiamo davvero bisogno adesso è che ci diano la spinta mentre spicchiamo il volo.
In ABBI CURA DEI SOGNI si ripete spesso: “abbi fede in te stessa e nel processo”.
Non siamo qui per combattere: siamo qui per imparare a vivere. Per imparare ad amare incondizionatamente. Per integrare i frammenti feriti e riappacificarci.
Pagina dopo pagina, mano nella mano, senza neppure rendercene conto, ci ritroveremo in quello stato mentale in cui intenzione, parola, azione, vibrazione/frequenza e risonanza si armonizzano. Alla fine del percorso, i nostri più luminosi e profondi desideri non solo vibreranno: risuoneranno realizzandosi!
Buona lettura!
Un sorriso, Claudia