Le cose non cambiano; cambiamo.
Henry David Thoreau
Ci sono momenti dell’anno in cui il tempo sembra sospendersi e l’aria stessa si fa invito all’ascolto. Tra le pagine di ABBI CURA DEI SOGNI, il mese di agosto si schiude proprio così: come un tempo di maturazione silenziosa, un invito a camminare sulla via del cuore per riscoprire la nostra essenza più autentica. La pratica del mese di agosto, silenziando il brusio esterno e il chiacchiericcio giudicante della mente, aiuta a comprendere perché siamo nati in quest’epoca e in questo mondo; a chiarirci che cosa significa essere Anime eterne; a sciogliere le resistenze al cambiamento affinché si possa compiere la nostra rivoluzione interiore.
Ma per arrivarci abbiamo bisogno di fare deserto, perché in tutti i percorsi di crescita personale, di rivoluzione interiore o di guarigione nella sua accezione più ampia, si arriva inevitabilmente a un punto in cui l’assunzione di responsabilità e la forza di volontà diventano cruciali. È il momento in cui ci si trova non di fronte a un dedalo di strade, bensì a un solitario e disadorno bivio.
Ebbene sì: se il campo del cuore è il regno delle infinite possibilità, per accedervi non c’è che una porticina che si oltrepassa solo facendo una scelta ben precisa: cambiare o restare uguale.
E cambiare è difficile. È la parte più faticosa di tutti i percorsi trasformativi, perché non ammette scuse o repliche. Richiede sforzo, costanza, determinazione e una profonda fiducia in un processo che non termina una volta che abbiamo interiorizzato le più disparate teorie. Il cambiamento è una nostra libera scelta e dipende solo da noi.
In apparenza, probabilmente e grossolanamente, intorno a noi non cambierà nulla ma se, leggendo ABBI CURA DEI SOGNI, abbiamo intuito come tutto sia in relazione e in risonanza, sappiamo bene che quello che si modifica davvero, che si illumina e si espande, è lo sguardo con cui osserviamo ciò che ci circonda. E se noi cambiamo, gli altri non possono che cambiare.
Il disegno dell’Anima e le stazioni del viaggio
Per comprendere questo passaggio, dobbiamo sollevare lo sguardo e osservare la nostra vita da una prospettiva più alta. La trasformazione interiore è un risveglio profondo. La nostra Anima sapeva perfettamente quello che stava facendo prima di reincarnarsi proprio in quella famiglia, in quella casa, in quelle circostanze storiche, economiche e sociali e ha scelto le condizioni perfette affinché il suo ikigai potesse manifestarsi e i frammenti feriti risanarsi.
Tutto ha un senso e tutto è perfetto così com’è per la nostra evoluzione.
Consapevoli della nostra eternità, ci sarà più facile lasciare andare attaccamenti e condizionamenti, muovendoci nel teatro della vita con la leggerezza di attori che recitano una parte, per permettere alla propria anima di guardarsi, ritrovarsi e risanarsi.
Nel pensiero buddista, questo cammino di ritorno a se stessi non è affatto lineare, ma si sviluppa attraverso fasi che scandiscono la metamorfosi e possono ripetersi nel tempo:
- la consapevolezza: il riconoscimento onesto della propria condizione attuale, delle paure, dei condizionamenti e delle illusioni;
- l’intenzione: il fermo proposito sancito con se stessi di cambiare ciò che non è fonte di benessere, esprimendo la propria reale forza di volontà;
- la pratica e l’azione: il momento più delicato, che richiede impegno per passare dalle reazioni istintive e dagli automatismi a risposte deliberate e pacate;
- la riflessione e l’adattamento: la disposizione interiore in cui si fa un bilancio del percorso, calibrando desideri e realtà senza cadere nel giudizio, ricordando la spinta iniziale che arriva dal cuore;
- la concretizzazione e l’integrazione: la fase culminante in cui il nuovo abito mentale diventa un tutt’uno con la quotidianità, traducendosi in scelte di vita coerenti e coraggiose.
La metafora del terreno e un alleato prezioso: l’olio essenziale di Ravintsara
Per compiere questo viaggio e transitare attraverso queste fasi, dobbiamo lavorare sul nostro “terreno” metaforico. Se poniamo un seme in un terreno freddo, duro e acido, farà molta fatica a svilupparsi. Ma se lo trasformiamo in un terreno caldo, morbido e alcalino, faremo germogliare gardenie al posto della gramigna. Le circostanze esterne possono essere avverse, ma la reazione ce la mettiamo noi. Come diceva Wayne Dyer: «come le persone ti trattano è il loro karma; come reagisci è il tuo».
Modificare la qualità del proprio terreno interiore per passare da una reazione istintiva a una risposta consapevole richiede una grande forza d’animo.
In questo passaggio cruciale, la natura ci offre un alleato straordinario: l’olio essenziale di Ravintsara (Cinnamomum camphora ct. cineolo).
In aromaterapia sottile, la Ravintsara, il cui nome in Madagascar significa “foglia buona per tutte le cose”, è considerata l’essenza del coraggio, della chiarezza e dello scudo energetico. *Rinfresca e alleggerisce la mente e il cuore, evoca gli spazi aperti, i grandi orizzonti, la visione allargata; stimola la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa; è il vento che “soffia via” tutto ciò che pesa e ristagna. Il suo aroma fresco, balsamico e profondamente aperto agisce su più livelli nel nostro cammino:
- sostiene la pratica: nei momenti di stanchezza mentale, quando le vecchie abitudini e le difese dell’ego remano contro il cambiamento, la Ravintsara stimola l’energia vitale (Qi), dissipando la confusione e aiutando a radicare l’intenzione;
- fortifica il terreno: quando ci sentiamo vulnerabili di fronte al giudizio o ci sembra che gli altri mettano in dubbio il nostro valore, questa essenza funge da vera e propria protezione sottile. Purifica l’aria dal chiacchiericcio mentale giudicante e permette di non farci scalfire dalle provocazioni;
- scioglie le resistenze: connettendoci con il respiro, la Ravintsara spazza via la nebbia della paura dell’ignoto. Ci ricorda la nostra natura eterna, rendendo più fluido il distacco da ciò che è vecchio, disfunzionale o rinsecchito.
La via del cambiamento è una danza tra il lasciare andare e il riscoprire, tra il dolore del distacco e la gioia della scoperta. È un atto di coraggio che permette di uscire dalla vecchia storia che ci ha trattenuti per entrare nella nuova storia che siamo disposti a creare.
Un rituale che aiuta la trasformazione
Durante la lettura di ABBI CURA DEI SOGNI o nei momenti dedicati alla meditazione e al silenzio interiore, versiamo una goccia di olio essenziale di Ravintsara sul palmo delle mani. Sfreghiamo i palmi tra loro, portiamoli a coppa davanti al viso e facciamo tre respiri lenti e profondi. Lasciamo che la freschezza balsamica di questo olio apra il nostro respiro, risvegli la determinazione dell’Anima e dichiari al mondo che siamo pronti a rifiorire.
P.S. nel capitolo L’AGOSTO DI MARGHERITA E GAIA Margherita, per svolgere la pratica, sceglie proprio l’olio essenziale di Ravintsara, ma non uno a caso! È quello prodotto e certificato da l’Alambicco di Claudia Polenghi.
*Per approfondimenti: https://alambiccolab.com/products/olio-essenziale-di-ravintsara-10-ml
Se queste parole hanno smosso qualcosa nel profondo, restiamo in ascolto. E’ il momento di leggere ABBI CURA DEI SOGNI - mano nella mano fino al tuo ikigai - l’arte di realizzarti (di Claudia Barzaghi e Barbara Nordio - Anima edizioni - 2026).
Un sorriso, Claudia